Il Centro Soccorso di Lampedusa annualmente ospita circa cento tartarughe marine: la maggior parte di esse viene accidentalmente catturata con gli ami e con le reti,
ed arriva al piccolo ospedale grazie alla preziosa e fondamentale collaborazione dei pescatori di Mazara del Vallo, di qualche operatore a Lampedusa, fra cui fondamentale
è il supporto delle Forze dell’Ordine con le vedette a mare della Capitaneria di Porto, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza.

Molte tartarughe arrivano dalla Sicilia, dove le squadre del WWF, specialmente le guardie della Riserva Naturale di Torre Salsa, Paceco e Capo Rama, affrontano i viaggi di collegamento dalle Capitanerie dove l’animale è stato trasportato al traghetto di Porto Empedocle, con qualsiasi tempo e a qualsiasi orario! Il Centro Soccorso vive grazie all’impegno di volontari, italiani e stranieri, che soprattutto nei mesi estivi coadiuvano il personale presente nelle attività di monitoraggio, recupero, cura e marcatura delle tartarughe marine e nella informazione e sensibilizzazione dei turisti che ogni anno visitano l’isola.

Si apre la porta, e come ogni pomeriggio il Centro Soccorso Tartarughe Marine accoglie i visitatori che incuriositi intorno alle vasche di convalescenza chiedono notizie sulle pazienti in degenza. Con passione e tenacia i volontari, provenienti da tutt’Italia ed a volte da più lontano, spiegano le varie situazioni cliniche, i problemi connessi alla sopravvivenza di questa specie in estinzione, il lavoro svolto a protezione delle tartarughe: dai loro volti traspare tutto l’amore che mettono in questa particolare attività di volontariato
che ogni anno consente a Lampedusa di salvare oltre 150 tartarughe marine.

Le tartarughe che arrivano a Lampedusa a volte hanno fatto tanta strada, come la piccola tartaruga chiara proveniente dalle Egadi: una lenza abbandonata in mare le
si è attorcigliata intorno la pinna ed il collo, rischiando di strozzarla, e causando la cancrena della pinna.

Ma la squadra di veterinari del Centro, coordinata dal Prof. Di Bello dell’Università di Bari, è riuscita a bloccare l’infezione e ridurre il moncherino; ora la piccola paziente,
seppur con una pinna in meno, è pronta piena di salute a tornare in mare.
Proprio come la tartaruga arrivata da Palermo, con una brutta infezione polmonare, ormai risolta. In questi mesi le operazioni per l’estrazione di ami o lenze,
un pericolo subdolo ma frequente, sono state continue: sono momenti emozionanti, indimenticabili!

L’intervento viene programmato dopo le indagini diagnostiche: radiografia, ecografia, analisi del sangue aiutano a comprendere cosa possa esserci dentro la tartaruga,
ma nemmeno l’occhio esperto del miglior medico veterinario potrà mai sapere con certezza cosa nasconde il corpo ancestrale delle tartarughe.

Un intervento chirurgico è preceduto da un rituale ben preciso: la preparazione dei ferri chirurgici, che devono essere sterilizzati, la scelta delle tecniche più appropriate,
dei fili di sutura, del tubo che collegherà la tracheadella tartaruga al carrello anestesiologico, quella macchina che consente di “addormentare” la paziente perché non senta dolore.
Intorno al tavolo operatorio i veterinari, mascherati da camice sterile, cappello e mascherina, hanno fra le loro dita guantate la vita delle tartarughe, indifese sotto l’anestesia;
raggiungono l’esofago o lo stomaco o l’intestino attraverso la “breccia operatoria”, cioè l’incisione effettuata per accedere all’organo per poter estrarre la plastica,
la lenza o l’amo che mettevano a repentaglio la salvezza della tartaruga.

La tensione mantenuta a freno durante l’intervento si stempera nel momento della sutura, quando i vari piani vengono richiusi grazie alle cuciture degne dell’inventiva
di un grande sarto , anche se non bisogna mai perdere la concentrazione, fare attenzione in ogni singolo momento, ad ogni singolo movimento. Finalmente la tensione
si scioglie completamente nel momento in cui la tartaruga viene “stubata”, cioè staccata dal carrello anestesiologico e risvegliata.

Dopo la terapia antibiotica l’animale viene subito rimesso nella sua vasca sotto stretto controllo, e rivederlo nuotare è il miglior premio per tutta la fatica, l’ansia,
la trepidazione accumulate nelle ore dell’intervento.
Ogni operazione chirurgica è una sfida dove il coraggio, la professionalità, la freddezza sono necessari per raggiungere lo scopo: salvare un’altra tartaruga, acquisendo
nuove informazioni che aiuteranno quelle che verranno dopo.

Perché non ci stancheremo mai di curare le tartarughe marine, con l’aiuto prezioso dei pescatori, dei naviganti,
dei volontari con il loro immenso carico di altruismo ed amore.

Per maggiori informazioni visitate il sito http://www.lampedusaturtlegroup.org/Le_tartarughe.htm